PAOLA MANIGA

Founder Senior

John Nash, A Beautiful Mind

04/12/2018, 11:53

il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e, contemporaneamente per il gruppo

Secondo la teoria dei giochi d’impresa in uno scenario di negoziazione chi vuole portare a casa qualcosa per sé deve offrire anche agli altri la possibilità di guadagnare qualcosa.
Questo concetto è reso di facile lettura grazie alla celebre morale del dilemma del prigioniero: in una situazione di competizione fra parti avverse conviene sempre darsi delle regole e rispettarle; anche di fronte alla possibilità di avere vantaggi immediati, il venir meno al rispetto dei patti nel tempo genera effetti nocivi di gran lunga superiori ai benefici immediati goduti. In altre parole la reciproca sfiducia non porta vantaggio ad alcuno.



La stessa logica è quella messa in scena da una celebre sequenza del film A beautiful mind , che racconta la storia di John Nash, premio Nobel nel 1994, assegnatogli per l’applicazione della teoria dei giochi all’economia.

Nel film , il giovane Nash (l’attore Russel Crowe) è al bar con i colleghi e vede una bionda e quattro amiche che entrano nel locale. Tutti guardano le ragazze e commentano come spartirsele. Un amico si inserisce con intervento dotto: «Non ricordate Adam Smith, padre dell’economia moderna? Nella competizione, l’ambizione individuale serve al bene comune: ognuno per sé. E quelli che fanno fiasco finiscono con le sue amiche. Meglio una bionda oggi che una gallina domani!». Ma qui Nash replica che Adam Smith va rivisto : “Se tutti ci proviamo con la bionda, ci blocchiamo a vicenda e alla fine nessuno se la prende. Allora ci proviamo con le sue amiche e tutte loro ci voltano le spalle perché a nessuno piace essere un ripiego. Ma se invece nessuno ci prova con la bionda, non ci ostacoliamo a vicenda e non offendiamo le altre ragazze. E’ l’unico modo per vincere” .

Nash ha capito che i sentimenti, quelli che oggi vengono chiamati intelligenza emotiva, giocano un ruolo importante nel raggiungere il risultato voluto. Bisogna tenerne conto in un’ottica “sistemica”, cioè di gruppo. E’ l’unico modo per vincere.

Adam Smith ha detto che il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé. Giusto? No, incompleto! Dinamiche dominanti, dinamiche dominanti, avverte Nash. Perchè, come da matematico ha intuito, il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e, contemporaneamente, per il gruppo.

Il bene comune massimo si raggiunge se oltre ad agire nel mio interesse, agisco anche nell’interesse degli altri. Questo crea la vera convenienza.

Il segreto sarebbe dunque l’integrazione, lavorare tutti con logiche comuni, accordandosi sulla ricerca del risultato migliore per tutti. Il singolo non deve puntare al massimo risultato ottenibile, fare l’”asso pigliatutto”, e fare, invece, qualcosa anche per gli altri.

Sono forti i legami tra questa teoria e le conclusioni riportate nella sezione Natura ed essere umano circa le dinamiche evolutive delle varie specie laddove si conclude che ha maggiori possibilità di sopravvivenza quella specie in cui i vari componenti hanno tra loro atteggiamenti collaborativi piuttosto che individualistici.

In conclusione si può affermare che in un pianeta dotato di enormi quantitativi di risorse rispetto al numero di soggetti che aspirano a consumarle, l’individualismo di Adam Smith possa essere una soluzione sostenibile, se non altro fino a quando l’avidità non conduca a condotte prevaricatrici.

In un pianeta, invece, in cui le risorse disponibili sono limitate, solo sufficienti a soddisfare i bisogni di tutta la popolazione globale, l’individualismo conduce inevitabilmente alla lotta degli uni contro gli altri.

L’alternativa è quindi seguire l’intuizione di Nash: coniugare l’interesse individuale con quello degli altri. Il bene comune massimo è realizzabile soltanto se si agisce nel proprio interesse in funzione degli interessi degli altri.

Tornando all’esempio, citato sopra, della ragazza bionda, l’approccio individualista crea problemi proprio perché è una sola la ragazza bionda e i pretendenti sono plurimi; in presenza di un numero illimitato di ragazze bionde una condotta individualista consentirebbe di trovare un equilibrio armonioso tra gli individui: purtroppo, però, le ragazze bionde non sono illimitate!

tratto da http://www.societapartecipativa.it/blog/?p=181